Il mercoledì scientifico: Entanglement quantistico, non ci sono più le distanze di una volta!

Pubblicato il nov 1, 2017 | 0 commenti

di Alice Colombo

 

Uno sguardo eloquente da matematico sconsolato

Uno sguardo eloquente da matematico sconsolato

 

Letteralmente “groviglio”, “intreccio”, l’entanglement quantistico è una correlazione tra particelle subatomiche che può rivelare aspetti molto interessanti per il prossimo futuro.

Dagli inizi del ‘900 gli scienziati si arrovellano per mettere d’accordo la teoria della relatività con la teoria della meccanica quantistica (entrambe ugualmente confermate dagli esperimenti, ma in contrasto tra loro). La situazione non era proprio a portata di mano se è vero che quel cervellone di Einstein, frustrato dalla mancanza di strumenti, sbottò: “Se solo sapessi più matematica!”

Una delle sfide del Ventunesimo Secolo è quindi proprio la creazione della “Teoria del tutto”, con tanto di premio per il vincitore. Però qualche bel risultato è già stato incassato.

 

Un bel respiro profondo e cominciamo.

Da calcoli di equazioni mirate ad accordare le due sopraccitate teorie, è venuta fuori una particolare proprietà del “quanto”, la particella subatomica che è l’unità più piccola di materia o di energia. Una volta che hanno interagito tra loro, due quanti conservano una sorta di rapporto reciproco, anche se vengono posti a distanze discrete (spaziali o temporali): se si agisce su un quanto, per esempio modificando lo spin (sorta di senso di rotazione della particella) di uno, verrà modificato automaticamente e istantaneamente anche quello dell’altro, anche se quest’ultimo si trova a distanze inverosimili.

 

Il primo computer di Alan Turing

Il primo computer di Alan Turing

 

Avete il fiatone?

Ottimo! Proseguiamo: ciò implica che anche a distanza di anni luce un’informazione può essere trasmessa in maniera istantanea, “semplicemente” agendo su uno degli elementi in questione, che provocherà la risposta dell’altro.

Grazie a questa proprietà dei quanti è possibile creare il computer quantistico, l’unico in grado di elaborare l’enorme mole dei Big Data. L’accelerazione della velocità di elaborazione dei dati che abbiamo avuto in questi decenni passando dai relé ai microchip sarà stata una bazzecola rispetto al balzo enorme che compiremo grazie alla velocità computazionale di un’intelligenza artificiale basata sulla meccanica quantistica.

Il computer quantistico, che in questo momento viene testato, sarà in grado di prevedere i meccanismi su scala globale semplicemente assorbendo l’esorbitante mole di dati che abbiamo a disposizione. Diversamente dalle intelligenze artificiali attualmente più sviluppate, il computer quantistico “penserà” e si programmerà da solo, fornendo risposte che non potremo nemmeno verificare, perché non siamo in grado di elaborare la stessa quantità di dati. Dove ci porterà questa intelligenza più che umana?

 

Ps. Siete frastornati? Don’t panic, gli appassionati della Guida galattica sanno già che – anche in questo caso – la risposta sarà… 42!

 

La "rassicurante scritta fluorescente" della Guida Galattica per autostoppisti

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