La storia poco ufficiale: un tirchio al governo

Pubblicato il set 17, 2017 | 0 commenti

di Alice Colombo

 

Versailles nel 1668

Versailles nel 1668

Camera da letto, Versailles

Camera da letto, Versailles

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiunque abbia visitato la reggia di Versailles avrà potuto ammirare lo sfarzo delle decorazioni e il lusso che Luigi XIV si concedeva mentre teneva impegnati i nobili nella “gabbia dorata”. Ma non fu sempre così per il Re Sole, almeno finché al suo fianco vi fu il cardinale Giulio Mazzarino.

Ateo e tirchio – secondo il Dumas de Vent’anni dopo  -, qualità piuttosto comuni per un cardinale. Mazzarino arriva a Parigi relativamente spiantato, ma possiede ottime qualità: alto, bello, colto e affascinante, viene corteggiato dalla regina Anna d’Austria, madre di Luigi XIV; è insomma l’ideale per dimenticare lo scialbo marito da poco scomparso, Luigi XIII.

Quando si trova a fare il reggente del regno (tutore del giovanissimo Luigi XIV) e comincia ad accumulare ricchezze personali emergono l’avidità e la taccagneria. Attentissimo alle spese dello stato, amministra il patrimonio della Francia come se fosse il proprio: per Mazzarino il tesoro dello stato e quello personale sono due conti correnti a sé intestati, da conservare con oculatezza. E, in effetti, ci si rende presto conto come non fosse vero – come si sentiva dire tra il volgo – che tutti quelli che erano sottoposti al Mazzarino patissero la miseria… ma anche quelli che gli erano al di sopra!

Non sembra che Dumas trovasse particolarmente simpatico il cardinale, se passando nella camera del piccolo Luigi durante la ronda d’Artagnan può osservare:

“Il letto era scoperto e lasciava vedere le lenzuola dove aveva riposato il re. Erano talmente malandate che in certi punti abbondavano di buchi; altro effetto della grettezza di Mazzarino” (Vent’anni dopo).

 

Mazzarino nella galleria del suo palazzo

Mazzarino nella galleria del suo palazzo