Leggere Leggende: Orchi per tutti i gusti (seconda parte)

Pubblicato il dic 17, 2017 | 0 commenti

di Alice Colombo

 

Una rappresentazione di Grendel

Una rappresentazione di Grendel

 

Nella scorsa puntata abbiamo iniziato a conoscere alcune delle attitudini degli Orchi…

 

A questo punto, conviene valutare una differenza terminologica: l’orco moderno non è ovunque lo stesso orco; si distingue, cioè, per il fatto di essere un ogre o un orc.

L’ogre francese è sinonimo di selvaggio e pericoloso. L’atrocità attribuitagli deriva dal terrore suscitato dagli invasori ungari del IX secolo, che scatenarono il panico tra gli Europei Occidentali. La ferocia di quei guerrieri diventò ben presto la ferocia per antonomasia. E poiché l’azione più nefanda è l’antropofagia infantile, per la collettività gli Ungari divennero gli orchi che mangiano i bambini.

Tuttora il termine “ungaro” è tradotto in francese con hongre.

L’inglese-tedesco orc, invece, recupera la dimensione infernale della tradizione latina.

Il termine orc compare nella mitologia norrena e in particolare nel mito di Beowulf.

L’antagonista di Beowulf, Grendel, appartiene alla razza degli Orc-néas (che sarebbe traducibile con “cadaveri di Orco”), è un mostro antropomorfo con caratteristiche bestiali e demoniache, che caccia di notte. La sua dimora è un antro subacqueo nascosto in una nebbiosa palude, ambientazione che riproduce molto fedelmente le rappresentazioni classiche dell’Oltretomba.

Diretto discendente di Caino, crudele e dotato di una forza sovrumana, Grendel riesce a terrorizzare il regno danese di Hrothgar per una decina d’anni, fino all’arrivo del guerriero Beowulf. Questi lo affronta a mani nude e, mostrando a propria volta una forza incredibile per un uomo, stacca un braccio alla creatura, mettendola in fuga.

L’aspetto di Grendel non viene mai rivelato, ma il suo arto è descritto come mostruosamente grande, con cinque dita dotate di artigli duri come il ferro.

 

Un orco da "Il Signore degli Anelli"

Un orco da “Il Signore degli Anelli”

 

Le caratteristiche bestiali e infernali dell’orc Grendel sono state riprese da J.R.R. Tolkien nel descrivere gli orchi delle sue opere fantasy.

In alcune traduzioni italiane gli orchi de Il Signore degli Anelli sono chiamati “orchetti”, proprio per distinguere il termine orc, utilizzato da Tolkien, da ogre, che indica, anche in inglese, l’orco del folklore e delle fiabe.

Gli orchi di Tolkien sono elfi torturati e corrotti da Melkor/Morgoth, una sorta di Lucifero ribellatosi alla melodia divina. Dalla violenza nasce violenza e la stirpe degli orchi imperversa ora sulla Terra di Mezzo, distruggendo tutto ciò che può.

L’orco del fantasy è dunque diverso dall’orco delle fiabe, conosciuto principalmente per la sua particolare abitudine di mangiare i bambini.

 

Ne Il paradiso degli orchi (Au bonheur des ogres) del 1985, Daniel Pennac estremizza il concetto utilizzando la nomea di “orco” per identificare i personaggi del suo libro colpevoli di violenze nei confronti dei bambini.

Per estensione, il termine si può applicare a chiunque utilizzi la violenza nel rapportarsi con gli altri, specialmente con i più piccoli.

Un autore del XIII secolo, Jacomo Tolomei, scrive: “orco…mangia li garzone” (cioè il ragazzo). Effettivamente, nei racconti a scopo educativo per i bambini, l’orco appare divoratore di bambini disubbidienti, come nelle fiabe di Perrault.

Ma non tutte le fiabe sugli orchi sono concordi.

 

Il bastone magico donato dall'orco

Il bastone magico donato dall’orco

 

Lo scrittore seicentesco Giambattista Basile regala un personale contributo alla leggenda dell’orco. Ne Lo Cunto de li Cunti, raccoglie 50 fiabe e dedica la sua opera, scritta in napoletano, ai bambini.

Nella fiaba dell’Orco, il protagonista Antonio, un giovane pigro e indolente, viene cacciato di casa dalla madre, perché nullafacente, e trova lavoro presso un orco. Questi è presentato come un essere orribile d’aspetto: ha la testa più grossa di una zucca, la fronte bitorzoluta, la bocca grande come un forno, lunghissime zanne e peli dappertutto.

L’orco è, però, un essere magico e si rivela una sorta di angelo custode per il ragazzo. Dall’alto della propria sapienza, l’orco aiuta più volte Antonio con doni fatati, quali un asino che produce gioielli a comando e un fazzoletto capace degli stessi prodigi; inoltre punisce il ragazzo quando questi finisce per sprecare scioccamente le ricchezze avute in regalo.

Un educatore sui generis che insegna a un giovane inesperto del mondo il giusto modo di comportarsi, questo è l’orco di Giambattista Basile.

 

Il protagonista attende il momento giusto per strappare i capelli dell'orco

Il protagonista attende il momento giusto per strappare i capelli dell’orco

 

Sebbene rimangano intatte alcune caratteristiche fondamentali, come l’aspetto bestiale, la dimora nascosta e la ricchezza, derivata dall’identificazione con Plutone, ogni fiaba presenta le proprie varianti di orco, alcune inusuali. È anche il caso della fiaba I tre capelli d’oro dell’Orco dei fratelli Grimm.

Per conquistarsi il diritto di sposare la principessa, il giovane protagonista della storia viene incaricato dal perfido re di portargli tre capelli d’oro direttamente dalla testa dell’orco.

L’eroe si mette in cammino e incontra tre uomini che lo sottopongono a tre quesiti apparentemente irrisolvibili, chiedendo il suo aiuto; il giovane promette di rivelare la soluzione al suo ritorno. Giunto nella dimora dell’orco, viene accolto dalla nonna del padrone di casa, che lo nasconde, donandogli le sembianze di una formica, e promette di aiutarlo. Durante la notte la vecchia stacca tre capelli dalla testa del nipote distraendolo con i tre quesiti che l’orco risolve facilmente.

Il protagonista può quindi far ritorno a casa con le risposte che cercava e con il dono richiesto dal re; la malvagità di quest’ultimo sarà punita proprio grazie a uno dei responsi dell’orco.

L’orco che qui incontriamo è ben diverso da quello dipinto nella fiaba di Perrault. Vive in un castello isolato e possiede ricchezze tali da fare gola a un re, a cominciare dagli ambiti capelli d’oro.

Eppure, benché collerico e pericoloso, possiede l’astuzia tipica di un diavolo più che la mente di un orco. I suoi consigli sono preziosi ed è addirittura consultato come se fosse un autorevole saggio, l’unico in grado di risolvere sconcertanti enigmi.

 

Ogni orco ha la propria identità; non può dunque mancare un orco buono.

 

Shrek e compagnia

Shrek e compagnia

 

La cinematografia moderna ha voluto ribaltare drasticamente la tradizione creando Shrek, orco burbero, ma di buon cuore.

Per riportare la tranquillità nella palude in cui vive e che è stata improvvisamente invasa dai più vari esseri fiabeschi, Shrek accetta la missione imposta dal re e parte alla ricerca della principessa Fiona.

Ad accompagnare l’improbabile cavaliere è un “nobile destriero” particolare, il fido e logorroico asino Ciuchino, costantemente in lotta contro la richiesta di solitudine dell’orco. Ma tutte le caratteristiche dei personaggi tradizionali sono rovesciati.

Fiona recita il ruolo della principessa prigioniera del drago in attesa del suo vero amore, ma rivela fin dall’inizio un carattere combattivo e una spiccata abilità per le arti marziali.

Shrek ritrova in se stesso i sentimenti di un vero eroe delle fiabe (mentre il principe Azzurro si rivelerà l’antagonista del secondo film) e il bacio del vero amore libererà Fiona dall’incantesimo che la tormenta da anni, ma non nel modo in cui le animazioni della Disney ci hanno abituato a pensare.

Infine, per capovolgere completamente tutto quanto le fiabe di Perrault e dei Grimm ci hanno insegnato, Shrek si dimostra un tenero marito e un amorevole padre di tre orchetti.

 

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