Linguistica fantozziana

Pubblicato il lug 5, 2017 | 0 commenti

di Samuele Ciullo

Continua la settimana dedicata a Paolo Villaggio e oggi iniziamo a parlare di film. Ma vi avviso, sarà solo una scusa per fare un po’ di linguistica… e ora non andate via, che c’è da divertirsi!

Di quale film parliamo, vi starete chiedendo? Fantozzi? Fracchia la belva umana?

No… Brancaleone alle crociate!

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Ma non c’era Gassman? Sì, certo… eppure provate a ricordare, (e se non ricordate recuperate un blu-ray, un dvd, una videocassetta, che ne vale la pena).

Se siete appassionati di buon cinema italiano allora non vi serve un riassunto per sapere che lo sbandato condottiero, per scampare alla sentenza di morte con cui si era conclusa la sua prima avventura, sta viaggiando alla volta della Terra Santa al seguito del monaco Zenone nella sua sciagurata crociata!

Le nuove avventure di Brancaleone iniziano con il tentato omicidio di un neonato, il figlio del re normanno di Sicilia Beomondo per ordine del fratello, il principe Turone di Squillace.

Ma chi è il vile, infido, un po’ viscido e codardo figuro che sta per lanciare giù da un ponte la culla col neonato?

 

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Thorz, l’alemanno!

Questo è uno dei primi personaggi cinematografici di Paolo Villaggio, voluto espressamente da Mario Monicelli per sostituire il personaggio riuscitissimo di Teofilatto dei Leonzi.

Paolo Villaggio si ritrova dunque un compito non da poco: mettersi a confronto con Gian Maria Volonté, e come farlo? Ovviamente, giocando con la linguistica!

Già di per sé “L’armata Brancaleone” è un esempio di come si possa giocare con la lingua italiana. Age e Scarpelli, i due sceneggiatori, avevano passato mesi a studiare il dialetto volgare parlato a Rieti nell’anno 1000, lo avevano mischiato col latino e con parole del tutto inventate, creando così una lingua gustosissima e dal sapore medievale, ma capibile da tutto il pubblico anche grazie alle prove attoriali di Gassman e soci, che enfatizzandola con accenti e gesti l’hanno resa divertentissima.

E Villaggio? Villaggio veniva dalla televisione, dal programma Quelli della domenica, in cui interpretava un prestigiatore imbroglione, sadico e maldestro: il professor Kranz.

 

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Facciamo una digressione: cos’è un caratterista? Un caratterista è un attore specializzato in ruoli comici e assolutamente particolari. Un po’ come nella commedia dell’arte, quando non c’erano ruoli fissi ma tipi: l’innamorato, il servo, il padrone e così via. Ogni attore aveva un suo repertorio con cui caratterizzava queste tipologie di personaggio.

Paolo Villaggio è un grandissimo carattersita, e nel suo repertorio ha il tedesco goffo e malvagio. Il professor Kranz viene lanciato nel medioevo e diventa Thorz l’alemanno!

Nello scorso articolo accennavo al grande contributo che Paolo Villaggio ha dato alla cultura italiana, e uno dei livelli in cui possiamo notarlo è proprio nella nostra lingua.

La parlata di Kranz e di Thorz è così tipica, così ben congegnata che oggi se chiediamo a un bambino di imitare un tedesco, lui imiterà l’accento di Villaggio senza averlo mai sentito prima. Il suo “Chi viene a voi adesso” pronunciato per la prima volta nel 1968 è diventato tormentone, è entrato nel parlato comune, è passato alle generazioni future ed è diventato l’accento caricaturale del tedesco cattivo.

Sorprendente? No, se pensiamo che tante, tantissime espressioni di Paolo Villaggio sono entrate nel linguaggio di tutti i giorni.

Dal “com’è umano lei”, alla “boiata pazzesca” c’è tutto un mondo di atteggiamenti e di linguaggio del corpo derivato dal comico genovese.

Ricordate Paola Cortellesi quando faceva Magica Trippy nei programmi della Gialappa’s? Non era forse una perfetta imitazione del modo di parlare di Fantozzi? Lo era! E chi di noi non ha mai usato, anche inconsapevolmente, quella voce sussurrata, quei gesti imbarazzati e quegli occhi strabuzzati?

 

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Non siete ancora convinti? Villaggio ci ha regalato un modo di usare una figura retorica straordinaria come l‘antifrasi.

L’antifrasi è molto semplice: si dice una cosa per significarne l’opposto.

Ma c’era l’antifrasi prima di Fantozzi, e c’è un’antfirasi dopo Fantozzi: dopo Fantozzi tutti noi accentuiamo la prima sillaba del superlativo antifrastico… troppo tecnico? Che ne dite del:

-Ho una léggerissima sudorazione!-

pronunciato dal ragioniere più famoso d’Italia?

E non inorridite nel sentire quei congiuntivi così fantasiosi come venghi, dichi, -Che fa, batti?- Batti lei!-, e fatevene una ragione: il congiuntivo sta morendo!

Non è colpa della scuola, né di Villaggio, è l’evoluzione naturale della lingua, che punta sempre alla semplificazione.

Non esistono gli errori, per la linguistica. La grammatica è fissata su carta, ma la lingua si evolve, muta, si adatta, altrimenti oggi parleremmo ancora in latino!

E Villaggio col suo modo di parlare ha sfruttato la parlata dell’uomo comune, cristallizzandola nel tempo.

Tanto che oggi, se aprite un dizionario alla lettera F, troverete un aggettivo particolare:

fantozziano
[fan-toz-zià-no]

agg.

Di atteggiamento e mentalità pavidi e servili, attribuiti a un deprimente tipo di impiegato medio, alienato e perseguitato dalla sfortuna
|| Di situazione caratterizzata da eventi grottescamente sfortunati
|| Goffo, grottesco