LogoPaideia – Terapie del Linguaggio e delle Relazioni

Pubblicato il nov 6, 2014 | 0 commenti

foto logopadeiadi Massimo Silvano Galli

Accogliamo con vero piacere l’invito dell’associazione Amaltea di pubblicare alcuni dei nostri articoli su questo sito, iniziando così una collaborazione che ci vedrà condividere progetti e interventi, animati dalla stessa passione e dagli stessi convincimenti che ci spingono ogni giorno a supportare bambini, adolescenti, adulti, anziani, genitori nelle varie situazioni di difficoltà e inciampo che, a volte, la vita ci riserva.

“LogoPaideia – Terapie del Linguaggio e delle Relazioni” è il nome del nostro centro e contiene già i prodromi della nostra mission: Logos e Paideia, i due vocaboli di origine greca che bene riassumono il senso e la centralità dei nostri percorsi di cura.

Partiamo da Logos, dunque, che in greco antico (λέγειν léghein), a differenza di come si è soliti pensare, ha un significato ben più complesso del “semplice” riferimento al parlare cui siamo abituati.

I greci, nella parola logos, restituivano, infatti, una molteplicità di sensi come: raccontare, enumerare, scegliere, designando, cioè, nel logos, la complessa articolazione delle relazioni, dei legami con le persone e le cose che la parola, il logos, media, traduce facendo dell’uomo quell’animale incredibilmente dotato, capace (unico tra i viventi) di com-prendere il mondo, portandolo a sé e in sé per poi trasformarlo a suo uso e consumo anche (e forse soprattutto) grazie alla parola.

Il logos, insomma, la parola, non è semplicemente “parlare” ma, soprattutto, dare un senso, il nostro senso, al mondo che abitiamo attraverso l’emissione di un suono che, rimbalzando contro le persone e le cose verso cui l’abbiamo lanciato, ci torna indietro, tanto più forte quanto più quelle persone e quelle cose rispondono con senso a quel suono, con-sentendo (sentono insieme a noi), che quel suono produca un senso.

Per questo, quando il logos zoppica, per patologie connaturate o inciampi di natura sociale e/o culturale o in quella particolare forma che chiamiamo apprendimento, è la nostra capacità di introitare il mondo e dargli un senso che viene meno e, quindi, la nostra capacità di condividere questo senso con gli altri, ossia di nutrire le nostre relazioni e la nostra capacità di manipolare il mondo incidendo, a volte anche pesantemente, sul livello di benessere delle nostre vite.

La complessa articolazione del logos umano esercita il suo potere su cose e persone riconoscendole e facendosi riconoscere (ovvero legandole a sé) attraverso -appunto- la parola. Ed è proprio la natura di questo legame, di questo incontro tra il soggetto che emette un suono e le cose e le persone che questo suono incontra e lega a sé, che evoca la natura relazionale insita nel logos, nella parola; quella natura che vorremmo esplicitare con il concetto di “paideia”.

Il senso della “paideia”, infatti, non rinvia solamente a una sorta di educazione della voce o degli apprendimenti che, male educati per patologie o disturbi d’altra natura, devono essere riabilitati attraverso specifiche metodologie, tecniche e saperi propri di quella branca della medicina che è -appunto- la logopedia.

Paideia significa, invece, per noi, anzitutto la precisa e feconda attenzione a tutto quel mondo delle relazioni che la parola, il logos, col-lega o vorrebbe col-legare, e che deve essere parimenti curato attraverso un’adeguata azione pedagogica (che pure il lemma “paideia” comprende), poiché in quei legami cui la parola aspira, si celano profonde risorse affinché la parola stessa abbia più ampie possibilità di essere efficacemente rieducata nella sua capacità di espandersi nel mondo creando relazioni “nutrienti”, dandosi tutte le opportunità per impossessarsi del mondo.

Per questo da noi le famiglie e, comunque, l’universo affettivo e educativo del soggetto in cura (si pensi alla scuola nel caso che il soggetto sia un minore) non aspettano fuori dalla porta del terapeuta, ma sono parte sostanziale del processo terapeutico stesso; partecipano, quali protagonisti attivi: prima chiamati ad apprende, in studio, le tecniche della cura in una sorta di training accompagnato dal terapeuta che lavora col soggetto a poi chiamati a somministrare esercizi e strategie fuori dallo studio, dando continuità giornaliera alla cura stessa.

Allo stesso modo: soggetto in cura, famiglie e contesti affettivi e educativi correlati sono accompagnati, in un attento percorso pedagogico, a comprendere le risorse più adeguate e gli accorgimenti più proficui affinché la parola, il logos, trovi, nelle relazioni cui tenta (pur con tutte le sue difficoltà) di legarsi, configurazioni facilitanti, in cui siano promosse le risorse e rimossi gli ostacoli, modificando atteggiamenti e comportamenti disfunzionali che impediscono alla parola e alla relazione di manifestarsi in tutte le loro potenzialità.

Quando la parola, il logos, viene meno, o è in qualche modo compromesso, non è solo il soggetto deficitario che necessita di essere curato, ma tutto il suo contesto affettivo e educativo rischia, se non adeguatamente accompagnato, di innescare, suo malgrado, atteggiamenti disfunzionali che possono finire per limitare al soggetto le possibilità di accesso al suo benessere o, come direbbe Don Milani, finiscono per limitare la possibilità di essere padrone del proprio mondo, proprio perché conosciamo (possediamo) una parola in meno, menomazione che ci costringe ad esserne schiavi.

www.logopaideia.com