Progetto genitorialità

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Venerdì 8 aprile 2017  si è concluso il “Laboratorio di Potenziamento del Ruolo Genitoriale” condotto dal pedagogista e family trainer Massimo Silvano Galli, insieme a un nutrito gruppo di genitori dell’Associazione Culturale Amaltea che hanno partecipato condividendo la loro creatività, i pensieri, i dubbi, le conoscenze, le pratiche, le emozioni in un clima sempre capace di bella umanità e allegra ironia.

Un percorso di 5 incontri lungo una strada costellata da divertenti attività espressive, confronti, riflessioni per comprendere al meglio il ruolo educativo e le modalità per gestire la relazione coi figli, individuando ed imparando ad utilizzare le risorse che ogni famiglia possiede, per affrontare i dubbi, le impasse, i momenti di crisi e le fasi di transizione.

Obiettivo del laboratorio, gestito con una conduzione sempre sorprendente, è stato dunque quello di potenziare il ruolo genitoriale e le capacità e le attenzioni educative, affinando la consapevolezza rispetto ai rischi e alle difficoltà dell’essere genitore oggi e alle necessarie procedure per sviluppare un sano rapporto con i propri figli.

Il percorso prende spunto dal “Laboratorio di Letteratura Potenziale” che negli anni Cinquanta del secolo scorso, lo scrittore poeta e drammaturgo francese Raymond Queneau, proponeva a vari intellettuali della più differente foggia. L’idea, destinata a diventare un’affascinante intuizione, era quella che, giocando sui limiti del creare, era possibile evidenziare le vie per generare le infinite potenzialità, collettive e individuali, dell’immaginazione.

Parafrasando il fortunato esempio di Queneau, Massimo Silvano Galli ha coinvolto mamme e papà in un percorso di riflessione -appunto- sulla genitorialità, forzando ludicamente i limiti di quel fondamentale orizzonte dell’educazione che si attua nella relazione figliare, e portando ognuno a comprendere le opportunità e le risorse nascoste e a rendere più efficaci quelle manifeste.

Per accedere pienamente a queste opportunità, è stata utilizzata una metafora suggestiva: la visita, attiva e partecipata, in una sorta di “Museo della Genitorialità” che, ad ogni incontro, anziché esporre i suoi cimeli (i genitori), ha esibito alcune loro possibili opere: i figli. Icone di bambini e ragazzi esemplificativi della genitorialità stessa e, proprio per questo, capaci di interrogarci e di aiutarci a dispiegarla.

Allo stesso modo in cui l’opera pittorica racconta del suo autore, ogni partecipante si è lasciato suggestionare da queste icone di figli contemporanei che la letteratura, il cinema e le arti in genere ci hanno regalato, non solo per riflettere sull’immagine della nostra genitorialità, ma anche per produrla, in un piccolo atelier artistico in cui, guidati e stimolati, si è dato spazio alla (sempre rivelatrice) creatività di ognuno.

Si è così potuto valorizzare le esperienze, le appartenenze e le conoscenze di ogni “vero” genitore, senza però sottrarsi dall’accogliere e promuovere uno sguardo autocritico sul sapere e le pratiche educative che ogni famiglia, con le sue singole storie, utilizza.