Ricordando Paolo Villaggio

Pubblicato il lug 3, 2017 | 0 commenti

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di Samuele Ciullo

Oggi è successo qualcosa di diverso dal solito.

È morto Paolo Villaggio.

Questo non significa che è morto un vip qualsiasi e che quindi si tira fuori il “coccodrillo”, si ripercorrono le tappe della carriera e se ne ricordano i successi, perché Paolo Villaggio è un pezzo importantissimo della nostra cultura, un uomo che è rimasto nell’immaginario comune, nella lingua, nel costume italiano.

Dedicherò questa settimana a Paolo Villaggio e ad alcune delle sue opere, una al giorno a partire da oggi, e cercheremo di capirne la filosofia e il messaggio.

Voglio iniziare da quando ancora il pubblico non conosceva la maschera del ragionier Ugo Fantozzi, quando la fama non lo aveva ancora raggiunto e la sua poetica non era ancora stata impressa su libri e pellicole.

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È il novembre del 1962 e Villaggio sta aspettando la nascita di suo figlio insieme a un amico che è nella sua stessa situazione: Fabrizio De André.

I due, per ammazzare il tempo e per ingannare la tensione, iniziano a suonare e così a Villaggio viene un’idea per una canzone.

Forse non tutti sanno che Paolo Villaggio era un grande appassionato di storia e lui stesso, che sicuramente non peccava di modestia, diceva di averene una cultura immensa.

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La canzone che scrisse per l’amico s’intitola “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”, ma perché è così importante? Perché ne stiamo parlando?

Perché in questo disco ci sono le basi per capire chi sia Paolo Villaggio e perché i suoi film vengano studiati nei corsi di cinema delle università italiane.

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L’11 ottobre del 732 Carlo Martello guida i Franchi contro l’esercito mussulmano che si stava spingendo sempre più a nord, preoccupando il duca Oddone d’Aquitania che chiede dunque aiuto al merovingio.

La battaglia venne combattuta tra le città di Tours Poitiers, fu veloce e sul breve termine neanche troppo decisiva, ma senza questa vittoria l’Europa probabilmente non avrebbe più potuto contenere l’avanzata degli arabi e Carlo Martello non avrebbe trasformato la sua casata in un impero continuato col figlio, Carlo Magno.

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra cingendolo d’allor.
Al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura del Sire vincitor.

 È così che la canzone ricorda l’episodio, ma finisce qui il tono solenne, perché Villaggio ha una visione del mondo diversa da quella dello storico. Villaggio è un comico, ma non un comico da cabaret, con tormentoni e facili modi di dire. Villaggio è un comico da umorismo pirandelliano, l’ultimo baluardo della commedia all’italiana.

Ride della tragicità della vita, e basta ascoltare la canzone incisa sul lato B di questo stesso 45 giri, la seconda canzone di Paolo Villaggio e Fabrizio De André, “Il fannullone”:

tu reciti una parte fastidiosa alla gente
facendo della vita una commedia divertente.

La canzone parla di un fannullone, appunto, un uomo che non ha voglia di lavorare e che decide di dedicare la sua vita al dolce far nulla. Sembrerebbe così diverso dal ragioniere che tutti conosciamo, che lavora come uno schiavo senza gratificazione. Eppure anche in questa canzone è presente la contrapposizione tra il mondo ingessato della “gente per bene” e le fatiche di chi non vuole o non riesce a rientrare in questa cerchia di privilegiati.

Ho anche provato a lavorare
senza risparmio mi diedi da fare
ma il sol risultato dell’esperimento
fu della fame un tragico aumento

È tutto qui, Villaggio, in questi quattro versi: un comico che parla sovente di tragicità. Un uomo piccolo che vede passare i grandi e ne ride.

Carlo Martello torna dalla guerra e cosa fa? L’uomo della strada cosa riconosce nel corteo marziale? Cosa racconterà alla moglie tornato a casa, o agli amici facendosi una bevuta?

 

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra cingendolo d’allor.
Al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura del Sire vincitor.

Il sangue del Principe e del Moro
arrossano il cimiero d’identico color
ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite le bramosie d’amor.

“Se ansia di gloria, sete d’onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all’amore.
Chi poi impone alla sposa soave
di castità la cintura, ahimé, è grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave”.

Così si lamenta il re cristano
s’inchina intorno il grano, gli son corona i fior.
Lo specchio di chiara fontanella
riflette fiero in sella dei Mori il vincitor.

Quand’ecco nell’acqua si compone
mirabile visione il simbolo d’amor
nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde ignudo in pieno sol.

“Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella”
disse re carlo scendendo veloce di sella;
“Deh, cavaliere, non v’accostate
già d’altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate”.

Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso re Carlo s’arrestò;
ma più dell’onor poté il digiuno,
fremente l’elmo bruno il sire si levò.

Codesta era l’arma sua segreta
da Carlo spesso usata in gran difficoltà
alla donna apparve un gran nasone
un volto da caprone, ma era Sua Maestà.

“Se voi non foste il mio sovrano”
-Carlo si sfila il pesante spadone-
“non celerei il disio di fuggirvi lontano;
ma poiché siete il mio signore”
-Carlo si toglie l’intero gabbione-
“debbo concedermi spoglia d’ogni pudore”.

Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente d’onor si ricoprì;
e giunto alla fin della tenzone
incerto sull’arcione tentò di risalir.

Veloce lo arpiona la pulzella
repente una parcella presenta al suo signor:
“Deh, proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire, è un prezzo di favor”.

“E’ mai possibile, porco d’un cane,
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane!
Anche sul prezzo c’è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v’eran tariffe inferiori alle tremila lire”.

Ciò detto, agì da gran cialtrone
con balzo da leone in sella si lanciò;
frustando il cavallo come un ciuco
tra i glicini e il sambuco il re si dileguò.

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra cingendolo d’allor.
Al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura del sire vincitor.

Ridicolizza i grandi, ecco quello che fa Paolo Villaggio. Tramite l’ignoranza del più comune degli uomini guarda il mondo e ride.

Ma il mondo ha riso con lui, grazie al suo tragico umorismo.

Domani continueremo il viaggio alla scoperta di questo autore con un film in cui, non tutti sanno, compare come attore…